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Come aprire uno spaccio aziendale
La vendita diretta: cos'è e chi può avviarla
Decidere di avviare un’attività di vendita diretta di prodotti può essere un’ottima opportunità di business per l’imprenditore agricolo. Il consumatore finale, infatti, guarda con favore alla possibilità di accedere direttamente alle fonti di produzione, in questo caso le aziende agricole, in quanto garanzia di qualità e autenticità del prodotto.

Inoltre, a differenza di quanto accade nella commercializzazione di prodotti alimentari al dettaglio, la vendita diretta di prodotti agricoli da parte dell’azienda produttrice non richiede licenze particolari.

Gli unici obblighi cui un’azienda agricola deve necessariamente sottostare, qualora decida di avviare un’attività di vendita diretta, riguardano infatti l’adeguamento e il rispetto delle norme igienico-sanitarie.

La vendita diretta dei prodotti rientra quindi fra le normali attività delle imprese agricole e può essere svolta da imprenditori iscritti nel registro delle imprese, che esercitino la propria attività individualmente o in forma associata (cooperative, srl, enti, ecc).

Al contrario, invece, non possono svolgere attività di vendita diretta tutti coloro che abbiano riportato condanne riguardanti igiene, sanità e frode degli alimenti. Naturalmente l’assenza di tali reati va certificata al momento dell’avvio dell’attività. La vendita diretta, inoltre, non esclude prodotti di terzi, purché non superino il 49% del totale venduto.

La possibilità di commercializzare anche prodotti non propri rappresenta un ottimo rimedio alla necessità di dover compensare eventuali carenze dovute alla stagionalità della propria produzione.
Esistono infine quattro tipologie di vendita diretta dei prodotti agricoli:

-all’interno dell’azienda o su aree private

-in aree aperte al pubblico

-nei Mercati Contadini

-in forma itinerante o tramite commercio elettronico

di Coldiretti

Le norme igenico-sanitarie per la vendita diretta
Come abbiamo già avuto modo di accennare nell’articolo di introduzione alla vendita diretta di prodotti agricoli, l’azienda in causa non è obbligata a richiedere licenze e autorizzazioni speciali. Deve, tuttavia, necessariamente rispettare le norme igienico-sanitarie previste dalla Comunità Europea per le attività di commercializzazione di prodotti alimentari.
La verifica dell’adeguamento a tali normative (“Pacchetto igiene”) spetta ai Comuni di riferimento, coadiuvati dalle ASL per quanto concerne istruttorie e controlli. In particolare sono proprio queste ultime a concedere il nulla osta sanitario.
L’autorizzazione rilasciata riguarda l’idoneità delle attrezzature e dei locali utilizzati fra cui quelli adibiti a:

-vendita della carne

-deposito all’ingrosso e al dettaglio

-somministrazione di alimenti e bevande

-produzione, preparazione e confezionamento di alimenti e bevande

Naturalmente la richiesta e il conseguimento del nulla osta dovrà precedere l’invio della comunicazione di inizio attività al Comune di residenza.
Il pacchetto di norme prevede, inoltre, un sistema di autocontrollo per tutelare la salute del consumatore. In particolare agli operatori del settore alimentare si impone di attuare una o più procedure permanenti basate sui principi del sistema HACCP, oltre che una corretta prassi igienica e l’applicazione di buone pratiche nella conduzione dell’allevamento e della produzione in generale.

Per ulteriori approfondimenti è possibile consultare il sito dell’ Unione Europea.

di Coldiretti

Come allestire il punto vendita diretto
Dopo aver raccolto le principali informazioni in merito a norme igienico-sanitarie, disposizioni fiscali e modalità di avvio di un’azienda di vendita diretta dei prodotti agricoli, il giovane aspirante imprenditore potrà cominciare a pensare alla strutturazione del punto vendita vero e proprio.

In quanto biglietto da visita dell’azienda, deve essere organizzato in maniera tale da risultare presentabile, e quindi sicuramente ordinato, pulito e accogliente. Qualora, inoltre, il punto vendita sia collocato nella stessa struttura dell’azienda, è preferibile che si trovi in prossimità dell’uscita, o che sia l’ultimo punto di contatto prima di concludere la visita in azienda. L’ambiente circostante al sito di commercializzazione deve contemplare uno spazio di accoglienza che si divide in: parcheggio, dintorni e facciata.

Il parcheggio deve essere ben visibile e posizionato in prossimità dell’entrata del luogo di vendita per facilitare il movimento clienti e merci. I dintorni e gli spazi decorativi, invece, devono essere puliti e possibilmente abbelliti con piante e fiori curati.

Infine la facciata deve essere di forte attrattiva visiva, mentre l’immagine complessiva del punto vendita dovrà essere in sintonia con quella aziendale. In merito all’esposizione dei prodotti, invece, l’organizzazione dello stand varia a seconda del tipo di attività che si organizza nel luogo di vendita.

L’allestimento, ad esempio, sarà differente in base alla scelta del modo di presentare i prodotti. Lo spazio espositivo, infatti, potrà essere predisposto in continuità con il luogo di produzione o, diversamente, potrà essere allocato in un luogo separato attraverso una struttura ad hoc.

La valorizzazione del punto vendita potrà invece essere ottenuta seguendo strategie differenti, a discrezione dell’imprenditore di turno. In alcuni casi, infatti, si preferisce ricorrere ad arredi e decori originali, in altri alla realizzazione di sale di commercializzazione destinate alla presentazione, degustazione e vendita dei prodotti.

Nell’allestimento del punto di vendita diretta, al di là dell’arredamento e della divisione degli spazi interni, spesso influenzate dal gusto personale del gestore, è importante fare molta attenzione anche alle modalità di esposizione degli alimenti. La riconoscibilità del prodotto, ad esempio, dovrà sempre essere garantita attraverso il rispetto di standard ben precisi. Bisognerà, quindi, prediligere involucri trasparenti, curare il più possibile le diciture in etichetta, o ancora presentare il prodotto fresco già mondato.

Vino e olio, in particolare, dovranno essere esposti su scaffali riparati dal sole ed il cliente dovrà avere la possibilità di usufruire di confezioni per il trasporto di una o più bottiglie.

Inoltre, nel caso in cui il punto ospiti prodotti differenti, ciascuno scaffale dovrà esporre una sola categoria di alimento, che dovrà essere indicata e segnalata chiaramente da appositi cartelli.

In secondo luogo è importante stimolare l’acquisto del prodotto fornendo qualche informazione in più rispetto alla solita bottega alimentare. E’ quindi consigliabile una segnaletica interna con consigli sull’utilizzo dei prodotti, potenziali abbinamenti in cucina, metodi di coltivazione, ecc. In questo senso sarà utile formare il personale interno che potrà fornire la giusta accoglienza ai clienti.

Inoltre, come qualsiasi ambiente lavorativo, anche il punto di vendita diretta aziendale dovrà adeguarsi alle normative europee e nazionali in materia di sicurezza sul lavoro. Bisognerà ricordare, ad esempio, che la sala vendita non è un luogo di stoccaggio e, in quanto tale, non dovrà contenere nulla che non debba essere venduto. Non solo, il cliente dovrà avere la possibilità di muoversi liberamente, ammirare e toccare sia i prodotti che gli eventuali allestimenti.

Per questo motivo la merce in vendita dovrà essere posizionata ad almeno 80 cm dal suolo, facilitando la presa del prodotto e la visibilità delle etichette.

Dopo aver curato l’esposizione del prodotto in vendita, valorizzandolo e assicurandone al tempo stesso la riconoscibilità, si potrà cominciare a pensare ad un altro spazio altrettanto importante all’interno di un punto aziendale: quello della degustazione.

Il luogo, che potrà essere a seconda dei casi un semplice bancone, o un tavolo più attrezzato, dovrà innanzitutto essere vicino al punto in cui si conservano i prodotti. È inoltre possibile ipotizzare una presentazione dei prodotti durante la degustazione, in modo che i clienti possano essere ulteriormente stimolati all’acquisto.

Anche l’allestimento della vetrina dovrà essere effettuato in modo tale da renderla il più attraente possibile, seguendo una serie di pratiche consigliate per qualsiasi genere di attività commerciale. La presentazione dei prezzi, invece, oltre ad avvenire nel rispetto della normativa, dovrà prevedere l’uso di supporti e colori non eccessivamente aggressivi, il più possibile lontani da quelli utilizzati nelle grandi distribuzioni.

Inoltre, per incrementare e promuovere l’acquisto dei prodotti, si potrebbe pensare di abbinare e vendere più prodotti insieme, come ad esempio olio e aceto, frutta e verdura, o ancora organizzare degustazioni e assaggi.
Infine, se da un lato la promozione del punto vendita passerà anche per un’attività di comunicazione verso testate giornalistiche e comunità locali, compito del gestore sarà soprattutto quello di creare un luogo accogliente, attraverso la predisposizione di accorgimenti per disabili e spazi per bambini.

Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla Fondazione Campagna Amica.

di Coldiretti

Disposizioni Fiscali
Anche la vendita diretta di prodotti, così come le altre attività agricole, consente di beneficiare delle agevolazioni fiscali in merito a determinazione del reddito imponibile d’azienda, regime IVA applicato, aliquote IRES e IRAP.

In questo caso, infatti, i ricavi che derivano dall’attività di vendita diretta, rientrando nel più generale esercizio dell’attività agricola, sono considerati parte del reddito agrario e godono degli stessi benefici.

Non trattandosi quindi di redditi aggiuntivi, l’impresa non è sottoposta ad ulteriori tasse. È tuttavia fondamentale che la vendita sia effettuata dall’azienda produttrice e non affidata a società terze, come cooperative agricole ecc.

Riguardo all’IVA applicata, invece, è possibile usufruire di tre regimi:

-regime speciale

-regime in esonero

-regime ordinario

Nel primo caso i soggetti interessati sono imprenditori agricoli che eseguono vendita diretta di prodotti acquistati da terzi, aziende che esercitano in forma individuale o associata, organismi di intervento in agricoltura, cooperative di produttori agricoli e loro consorzi che effettuano cessione di beni prodotti prevalentemente dai soci.
Tuttavia è necessario che questi soggetti svolgano attività di vendita diretta dei seguenti prodotti agricoli ed ittici.

Il regime IVA in esonero si applica a tutte quelle aziende agricole il cui volume d’affari non superi i 7.000 euro annui. I prodotti in causa saranno gli stessi cui si fa riferimento anche per il regime speciale. In questo caso non c’è alcun versamento d’imposta e l’imprenditore, nell’esercizio della vendita diretta, non è tenuto ad emettere fattura né scontrino fiscale. Le aziende agricole sottoposte al regime in esonero sono inoltre esentate dal pagamento dell’IRAP. L’imposta in questione è infatti applicata esclusivamente ai soggetti rientranti nel regime IVA ordinario e speciale.
In entrambi i casi la base imponibile IRAP va calcolata al netto di:

- costi relativi al personale assunto con contratto di formazione lavoro

- costi relativi agli apprendisti e ai disabili

- contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro

- acquisti inerenti l’attività agricola, sottoposti ad IVA

Non sono invece deducibili:

- costi relativi al personale

- costi per prestazione di collaborazione coordinata e continuativa

- utili spettanti agli associati in partecipazione

- perdite sui crediti

- compensi per prestazioni di lavoro assimilato a quello dipendente

- compensi per prestazioni di lavoro saltuario

- quota riferibile agli interessi passivi del canone relativo a contratti di locazione finanziaria

Le società di capitali e quelle di persone diverse dalle società semplici seguono invece le regole previste per tutte le imprese commerciali.

di Coldiretti

 
 
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